ALCHIMIA DELL'ARTE

LA NOSTRA ARTE

Hayez, Malinconia Hayez, Malinconia

Tra il 1330 e il 1660 non esisteva la figura dell'artista, e nemmeno la concezione di Arte così come si è progressivamente affermata dal romanticismo ad oggi. Esisteva invece tra gli artisti, i filosofi e  gli studiosi di alchimia  la consapevolezza di sperimentare, ognuno nel suo specifico settore, fasi progressive di trasmutazione della percezione della realtà e della verità.

 

Nel Rinascimento la percezione era considerata un fenomeno di sintesi tra gli aspetti dell'intelligenza (il mercurio) e le facoltà  psichiche nel suo complesso (Venere), che  culminava in una nuova forma di sensibilità alle immagini: la percezione androgina.

 

Percepire non significa solo vedere le immagini, ma implica una capacità più raffinata di sentirle e e di comprenderle. L'atto in sè coinvolge schematicamente  le strutture mentali aventi funzioni     sensoriali, razionali, intuitive  e razionali  in grado di definire il percorso compiuto dall'informazione visiva nelle diverse parti specializzate del cervello.

 

Ogni individuo sperimenta nel corso della sua vita due modalità di percezione. Un tipo di percezione istintiva (Marte),  prevalentemente inconscia, che ci permette di orientarci nel mondo materiale seguendo la disposizione ordinata degli istinti primari, come la conservazione, la sopravvivenza, l'adattamento e la ricerca del condizioni più favorevoli allo sviluppo dell'Anima (la consapevolezza di sè). 

 

Un secondo tipo di percezione intuitiva (Venere), prevalente nelle donne che sviluppano istintivamente  sensazioni e opinioni sulla base della propria sensibilità psichica, che conduce invece a  scoprire il l'emozione suscitata  dalle immagini, il piacere, l'estetica e la conoscenza di tutto ciò che procura agio, diletto, confort, sicurezza e nuove prospettive di sviluppo  materiale e spirituale. 

 

La percezione intuitiva, come ha sostenuto Jung nell'analisi dei tipi psicologici, è il fondamento dell'Animus, ovvero di quella "consapevolezza di relazione" che sostiene la coscienza razionale dell'Io, la successiva presa di coscienza della realtà dell'inconscio che ancora ci appartiene come elemento di Ombra.

 

Per i filosofi rinascimentali, cultori della teoria degli umori ereditata da Galeno, la percezione istintiva dipendeva in primo luogo dal carattere di nascita per cui si impegnarono a descrivere le differenze di reazione e di opinione esistenti tra collerico, il linfatico, il sanguigno e il melanconico.

 
Avevano inoltre osservato che gli artisti, interpreti dell’alchimia degli umori,  evolvevano rapidamente la percezione istintiva con le medesime modalità, seguendo un processo di purificazione della collera, della pigrizia, dell’orgoglio e della vanità  che aveva origine dall’introversione, per cui alla fine emergeva una  unica categoria creativa, la "Melancolia",  fondamento di ciò che definivano “La Nostra Arte”.

La “Nostra Arte” definiva un percorso di evoluzione della percezione che  poteva trasformare radicalmente l’individuo in quanto innescava processi psicologici e intellettivi che avevano l’effetto di modellare il carattere di nascita nel temperamento individualizzato in grado di evitare l'errore di giudizio, spesso influenzato dall’egoismo, dai vizi del pensiero, dall'interesse personale  e dalla pretesa di farsi interprete della verità.  

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ARTE/ESTETICA/FUNZIONE

Artisti, critici e galleristi da una parte, e designer, architetti e  artigiani dall’altra, rappresentano due distinte categorie che hanno  la “missione” di tenere collegata  la creatività  artistica (invenzioni, forme, fantasie e immagini) con la vita reale, le necessità del tempo e il territorio, ovvero con ciò che veniva definito, un secolo fa, Spirito del Tempo.

 

Nel secolo scorso gli esponenti di spicco delle avanguardie artistiche, sostenute da un nascente mercato costituito da collezionisti facoltosi, istituzioni generose e dal favore incondizionato dei media, hanno realizzato opere che testimoniano la crisi del sapere moderno, percepito sin dagli inizi come evento ineluttabile nella storia della coscienza occidentale.  

 

Non siamo più in in grado di comprendere il senso delle immagini, ma abbiamo fatto delle immagini e delle forme estetiche  il principio regolatore dello sviluppo della tecnologia e dei mezzi di produzione, del mercato delle merci e della mercificazione della bellezza. 

Nello stesso tempo ci sembrano quanto mai incomprensibili le parole di Frank Lloyd Wright, uno dei massimi architetti modernisti, che affermava come l’artista non deve semplicemente comprendere lo spirito del tempo, ma deve anche dare inizio al processo di cambiamento di tale spirito. 

 

L’arte modernista è sempre stata ciò che, seguendo Benjamin, si potrebbe chiamare “arte auratica”, nel senso che l’artista doveva assumere un’aura di creatività, di dedizione all’arte per l’arte, al fine di produrre un oggetto culturale originale, unico e inimitabile e quindi caratterizzato da un valore intrinseco, dettato appunto dal mercato ristretto.   

 

Il risultato di tutto ciò è spesso stato rappresentato da un atteggiamento estremamente individualistico, aristocratico, sprezzante, soprattutto nei confronti della cultura e dell’arte popolare, da parte dei produttori della cultura, a loro volta condizionati pesantemente dalle lobbies formate dai commercianti di arte e dai musei che avevano tutto il vantaggio di innalzare solo pochi eccelsi artisti alla volta al fine di far lievitare le quotazioni del genio di turno.  

 

Oggi più che mai il fenomeno dell’arte modernista di “massa” ha inflazionato il mercato di personalità geniali sotto ogni aspetto, per cui il successo di un artista dipende dal fronte formato da critici e curatori che gravitano interno ai media e possono favorire una certo “percorso creativo” rispetto ad un altro. La critica d’arte si muove come il braccio di una bilancia che funziona con pesi e sistemi di misura sempre diversi, a seconda delle mode, dell’estetica e del mercato del momento. 

 

Su un piano più sociologico, critici e artisti navigano insieme verso l’ignoto sulla stessa “barca”, a significare il ritorno della ricerca del “senso delle immagini” e della “forma del senso”, considerata dagli storici il preludio del Rinascimento.

 

 

 

 

 

 

Per sfogliare la rivista

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